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DA UN’ASSISTENZA OSTETRICA MEDICO-TECNOLOGICA A GLOBALE E CONTINUATIVA
Postato il Lunedì, 08 dicembre @ 19:37:28 CET di Redazione-web

Novità E’ fondamentale comprendere che la casa maternità e l’assistenza offertavi fa riferimento al modello sociale della nascita, non al modello medico. La nascita è in primo luogo un evento della vita della donna e del suo ecosistema umano e solo in via eccezionale e in secondo luogo un evento sanitario. (di Verena Schmid)

IL PASSAGGIO DA UN’ASSISTENZA OSTETRICA MEDICO-TECNOLOGICA A UN’ASSISTENZA GLOBALE E CONTINUATIVA

Di Verena Schmid

E’ fondamentale comprendere che la casa maternità e l’assistenza offertavi fa riferimento al modello sociale della nascita, non al modello medico. La nascita è in primo luogo un evento della vita della donna e del suo ecosistema umano e solo in via eccezionale e in secondo luogo un evento sanitario. Ma il passaggio da un modello tecnologico del parto a uno sociale della nascita non è ne automatico né semplice. Cambiano tutti i punti di riferimento. L’attenzione si sposta: dalla ricerca di segni di patologia a quella di segni di salute, dalla diagnostica strumentale alla cura della salute, dagli strumenti esogeni a quelli endogeni, dalla donna oggetto alla donna soggetto, dalla relazione direttiva alla relazione empatica, dal controllo al sostegno, dal dare consigli all’ascolto, dalla segmentazione all’integrità e unione, dalle direttive all’autodeterminazione della donna, dalla presa in carico al patto terapeutico ecc. L’assistenza non è più di massa, “industrializzata” con i suoi inevitabili protocolli di routine, ma diventa personalizzata. La tecnologia non è più strumento di controllo e giustificazione legale, ma ausilio per il benessere della donna e da lei stessa determinata. L’operatore non è più il solo competente (competenza esogena, razionale e empatica), ma competente è soprattutto la donna (competenza endogena e intuitiva). Le decisioni non vengono più prese dall’operatore, in un momento, ma vengono sottoposte alla donna per una scelta ponderata e spesso occorre un processo decisionale nel tempo per arrivarci. La professionalità si focalizza sulle competenze relazionali e sull’arte del sostegno. I criteri di valutazione e gli interventi, da strumentali e farmacologici possono diventare manuali, clinici e globali, coinvolgendo anche aspetti emozionali e comportamentali o ambientali. L’attesa spesso sostituisce l’azione. L’empowerment della donna è la finalità dell’assistenza. Tutto questo richiede all’ostetrica, abituata a lavorare in un ruolo di dipendenza, in un sistema medico di ostetricia, che concentra e spesso crea la patologia, a cambiare totalmente il suo atteggiamento. Le richiede di porsi in prima persona, di coinvolgersi, mettersi in gioco, di assumersi le sue responsabilità in prima persona, di sapersi porre di fronte agli altri e a se stessa, di cambiare la propria identità professionale, in breve, richiede un lavoro interiore su di sé.
Ma non basta nemmeno un cambiamento culturale e/o mentale, ma occorre creare delle esperienze di passaggio, sia per le donne che per le ostetriche e i medici, affinché possano esplorare i nuovi spazi dentro di sé e conquistare gradualmente nuovi strumenti di sicurezza professionali. Occorre offrire un percorso formativo specifico che offre nuove basi teoriche e allenamenti in aula con i nuovi criteri.
Le modalità maschili sono funzionali in situazioni d’emergenza, di pericolo, quando occorre una decisionalità veloce, quelle femminili per l’accompagnamento, per la fisiologia, per la salute. Integrate in modo appropriato offrono sicurezza e qualità.

La promessa
La promessa del modello medico del parto è la seguente: “se farai tutto quello che ti dico, se lasci fare a me, avrai un bambino sano e bello (ma se non fai quello che ti dico, può succederti di tutto)”. La promessa della casa maternità, all’interno del modello sociale del parto invece è la seguente: “ ti assisto e ti sostengo durante la gravidanza, il parto e l’esogestazione. Ti aiuto a trovare le tue risorse e a stare in salute. Ti coinvolgo in tutte le decisioni assistenziali e diagnostiche sia per te che per il tuo bambino. Ti accompagno e sostengo nelle scelte che farai, accolgo insieme a te il tuo partner e la tua famiglia. Ti aiuto ad essere più forte e più autonoma. M’impegno ad agire secondo le mie competenze professionali e di coinvolgere altre figure in caso di bisogno. Ti rispetto nelle tue scelte, nei tuoi ritmi personali, nella tua dignità e garantisco la discrezione. Ti ricordo, che nonostante l’uso di tutti gli strumenti di sicurezza tuoi e dell’assistenza ostetrica esiste l’imponderabile anche se in percentuale minima, quindi nessuno può dare garanzia assoluta né per la vita, né per l’inesistenza di handicap” (da un lavoro di gruppo delle ostetriche di Ancona).

 
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